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Storia

Titolo Sezione Storica

Una recente elaborazione degli studi sulla toponomastica del territorio di Lappano e la scoperta di alcuni frammenti epigrafici nello stesso territorio hanno fatto arretrare quanto meno in epoca romana il primitivo insediamento di questo paese pre-silano.   [1]
Tale ipotesi sembra doversi estendere anche a territori vicini; si fa, infatti, sempre più forte fra gli storici la convinzione di non poter condividere la rigidità temporale della tradizione erudita calabrese del XVI e del XVII secolo, secondo cui i casali di Cosenza sarebbero stati fondati nel IX secolo dai cosentini per cercare una difesa sulle colline dalle invasioni saracene.
E’ stata scartata l’origine botanica del nome Lappano (da “lappa”, pianta selvatica le cui foglie presentano delle terminazioni uncinate), perché il fitotoponimo avrebbe dovuto essere Lappeto o Lappato. Improbabile è pure un’origine greca del nome (come personale o anche come cosa), per la marcata romanizzazione del territorio cosentino sia a livello linguistico sia a livello toponomastico.
Considerato che i toponimi in –ano, indicanti in latino relazione o appartenenza, derivano generalmente da nomi e cognomi romani in –ius, si mette da parte anche Appianus, perché  non supportato dal predetto suffisso. L’ipotesi più verosimile è che Lappano all’origine fosse un fundus o praedium appartenente a un L.(ucius ) Appius – da cui Lappianum-Lappanum – o, più probabilmente, a un Appius – rapportabile anche al toponimo asufissato Appio, esistente nel Medio Evo in Val di Crati –, [2] il cui possesso diventa prima Appianum e successivamente, con la comparsa nel medioevo dell’articolo, lo Appiano-lo Appano-l’Appano-Lappano. [3]
L’origine latina di Lappano sembra d’altra parte confermata da molteplici elementi che dimostrano la presenza di un insediamento romano in epoca antica. Si pensi soprattutto a reperti di quell’epoca presenti nel paese, come l’epigrafe scolpita su un tufo individuato nelle adiacenze della chiesa dell’Assunta nella frazione Altavilla. L’epigrafe, in cui si legge con chiarezza «hoc conditum est», potrebbe risalire all’età imperiale (II sec. d.C.). [4]
Le fonti sull’alto Medioevo, già molto avare per le città più importanti e per tutta la Calabria, tacciono addirittura per il nostro paese. Le prime cedole della tassazione angioina, finalmente, ci restituiscono il primitivo insediamento inserito giuridicamente nel Giustiziariato di Val di Crati, che aveva capoluogo a Cosenza.  Sulla base della tassa pagata dalla nostra comunità e di quella imposta a ciascun abitante del regno, si calcola per Lappano a quell’epoca una popolazione di 1326 abitanti. Un paese di media consistenza, non un villaggio dunque, considerando la densità abitativa molto bassa del periodo.  Anche indagando nel campo religioso, l’idea che ci si fa non è di un centro modestissimo, se si prendono in esame i documenti relativi alle “decime” del quattordicesimo secolo, da cui si evince che a Lappano «clerici sunt 13». A partire dai dati della tassazione angioina del 1275 i picchi massimi di popolazione si sono avuti nel 1595 con 271 fuochi (circa 1355 abitanti) e nel 1911, quando si sono contate nel territorio comunale 1527 persone. Le variazioni demografiche nei secoli non furono mai rilevanti, se non in coincidenza di grosse calamità naturali. Un notevole calo di abitanti si ebbe nel corso del 1656, quando anche Lappano fu interessata dalla terribile peste – l’evento fu particolarmente gravoso per Motta di Rovito –, che infestò tutto il Regno di Napoli. Notevoli decimazioni della popolazione si ebbero soprattutto in occasione di terremoti disastrosi. Il 27 marzo del 1638 crollarono buona parte delle case sia di Lappano sia di Altavilla, che poi fu completamente distrutta dal sisma del 1783.  Abbastanza rovinosi furono pure i terremoti del 1854 e del 1870, a causa dei quali si dovette intervenire in entrambi i centri con importanti lavori di restauro delle chiese parrocchiali, notevolmente danneggiate. Anche il sisma del 1905 colpì gravemente Lappano e la sua frazione.
In epoca di dominazione angioina, fra le 21 baglive dipendenti da Cosenza, se ne annoverava una costituita da due unità abitative: il casale di Lappano e la motta [5] di Corno (l’attuale Altavilla).  Uniti giuridicamente nella bagliva, i due insediamenti avevano autonomia amministrativa ed anche ecclesiastica, essendo ciascuno provvisto di sede parrocchiale. La bagliva fu alternativamente denominata Lappano, poi Lappano e Corno, quindi solo Corno e, infine, ancora Lappano. La motta di Corno fu naturalmente dotata di un castello, di cui attualmente si possono osservare i ruderi in località Altavilla.  L’ipotesi dell’origine normanna del medesimo castello, avanzata proprio in virtù del predetto toponimo, [6] sembra oggi poter essere messa in discussione. [7]
Come tutti gli altri cosiddetti “casali di Cosenza”, Lappano e Corno erano denominati “casali regi”, cioè dipendenti solo dal potere del Sovrano e in nessun tempo soggetti a baronia. A più riprese, nel 1596 e nel 1631, avevano resistito insieme con gli altri casali per non perdere il privilegio di appartenere al regio demanio, pagando ingenti somme di riscatto. Nel 1644, però, per esigenze erariali sempre più pressanti, la Corona non disdegnava di vendere al Granduca di Toscana i casali – compresi Lappano e Corno –,  che riuscivano a liberarsi del giogo feudale solo tre anni più tardi con la rivolta di Celico.
Accanto al privilegio generale di essere bagliva libera, Lappano ne può annoverare altri parziali elargiti sul piano fiscale da alcuni sovrani. La Regina Giovanna all’inizio del XV secolo aveva concesso alla comunità lappanese l’esonero di un’oncia per ogni colletta; tale concessione veniva ribadita da Alfonso il Magnanimo. Nonostante l’avversa resistenza del Tesoriere provinciale, dietro accorata supplica della popolazione fatta direttamente al sovrano, la bagliva di Lappano si vedeva confermare il privilegio anche da Ferdinando primo d’Aragona il 25 settembre 1464.
L’antico sigillo della bagliva si può ricavare dai dispacci del fondo “Voci di vettovaglie di Calabria Citra”, conservati nell’Archivio di Stato di Napoli. La forma ovale dello stesso suggerisce di collocarne la nascita tra il XVI e il XVII secolo, quando sia l’arte rinascimentale che quella barocca ripresero tale forma dall’antichità. Esso presenta un bordo in cui compare la scritta «s. unitatis Lappani», che sta per sigillum universitatis Lappani. Nel corpo del sigillo è raffigurata una croce (che rappresenta, oltre che la fede del popolo, un segno del potere spirituale misto a quello civile e politico), accompagnata ai lati del braccio verticale da due coppie di linee ondulate con al centro due elementi circolari (probabilmente indicanti i due casali che formavano la bagliva). [8]
Durante la dominazione spagnola, nei secoli XVI e XVII, alle gravi difficoltà economiche della maggior parte della popolazione, sempre in balìa delle avversità naturali e dell’esosità fiscale praticata dalla corte vicereale, faceva riscontro l’eccessiva agiatezza di pochi gruppi familiari che detenevano il potere politico ed economico: si ricordano ad Altavilla i Malizia e i Greco, a Lappano i Guarano e i Percacciante. Fra le famiglie che emersero tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo, quando altre uscivano di scena o per errate scelte familiari o per trasferimento di residenza, furono, a Lappano, i Marra e gli Orsimarsi, del cui splendore i rispettivi palazzi sono ancora oggi efficaci testimoni.
Proprio alla famiglia Marra appartenevano due personaggi che illustrarono Lappano nel XVII secolo. Giorgio Marra, avuti a Lappano i nobili natali e lì trascorsa la sua fanciullezza, si dedicò agli studi universitari lontano dalla sua terra,  conseguendo il titolo di «utriusque iuris doctor»; visse non poco tempo a Roma, diventando profondo conoscitore della lingua volgare del Lazio. Quando Alfonso Morelli fu creato arcivescovo di Cosenza, tornò in patria col grado di Teologo di quel Prelato, che gli conferì tre canonicati successivi nella cattedrale. Fra i suoi lavori messi a stampa, meritano particolare menzione due drammi: “Sancti Georgii Martyrium”, pubblicato presso Giovan Battista Robletto in Roma nel 1650, e “Martyris triumphus”, stampato da Ignazio Lazzari in Roma nel 1661.
Michele Marra fu operoso e zelante segretario del Principe di Girifalco. Amante della poesia ed egli stesso poeta, tradusse dallo spagnolo l’opera comica di don Pedro Calderon de La Barca intitolata “con chi vengo vengo”, che pubblicò in Napoli presso Novello De Bonis, nel 1665.
Lappano non rimase estranea alle vicende che fecero seguito alla rivoluzione francese e già nel 1799 diversi suoi cittadini parteciparono alla rivolta antiborbonica che dalla capitale Napoli si estese a tutto il Regno, subendo poi la spietata vendetta del partito sanfedista.  Successivamente soffrì conseguenze di una certa portata durante l’occupazione francese dal 1806 al 1809. Patì, infatti, non pochi danni nel corso del 1806, quando divampò la guerra civile fra sostenitori e oppositori delle truppe napoleoniche. La quiete era continuamente funestata da agguati, rappresaglie e incendi dolosi, a causa dei quali andò distrutto un importante archivio notarile lappanese. Il nuovo ordinamento amministrativo disposto dai transalpini con legge del 19 gennaio 1807 costituiva Lappano ed Altavilla Luoghi nel Governo di Celico. Il decreto del 4 maggio 1811, istitutivo dei comuni e dei circondari, creava nel circondario di Celico il comune di Lappano, con annesse le frazioni di Altavilla, Zumpano, Motticella e Rovella. Ritornati al potere, i Borboni mantennero in vita l’ordinamento amministrativo creato dai francesi, ma, nel riformarlo, promossero comune Zumpano al posto di Lappano, che diventava frazione insieme alle altre tre. Le difficoltà organizzative e le insistenti pressioni della popolazione spingevano i governanti a prescrivere con decreto del 14 luglio 1834 la «segregazione» da Zumpano di Lappano e Altavilla, formando una unità comunale sotto il nome di Lappano. Il lungo e sofferto passaggio dal vecchio ordinamento feudale a quello moderno istituito dai francesi vedeva nascere dall’antica bagliva un moderno comune, che avrebbe festeggiato la riconquistata condizione di comunità libera il primo gennaio 1835. A partire da tale data, il primo sindaco fu Giuseppe Orsimarsi, che governò il Comune di Lappano fino al 1838.
Lappano diede un notevole contributo negli avvenimenti che prepararono l’unità d’Italia. Michele Marra di Lappano centro,  Natale de Santis e Luigi Imbrogno di Altavilla furono valorosi patrioti e presero parte con  passione ai fatti risorgimentali dal 1844 al 1860.
Giovanni Orsimarsi fu operoso patriota liberale e anch’egli partecipò al Risorgimento italiano negli anni che vanno dal 1844 al 1860. Consigliere  e deputato provinciale dall’unità d’Italia fino alla sua morte, consigliere provinciale scolastico, presidente per più anni delle Opere Pie di Cosenza, presidente dell’ospizio dei trovatelli nella stessa città, cavaliere della Corona d’Italia, adempì con zelo ai suoi uffici, schierandosi sempre dalla parte dei più deboli e dei più bisognosi. Cessò di vivere a Cosenza negli anni settanta del 1800.

 


 

[1] Mi permetto di segnalare due miei precedenti lavori: M. Iusi, Lappanum un prediale romano, «Filologia antica e moderna», X (19), 2000, pp. 69-76; M. Iusi, Il prediale Gauranum, «Filologia antica e moderna», XI (21), 2001, pp. 25-34.

[2] M. Iusi, Il prediale Gauranum , cit., in particolare p. 33.

[3] M. Iusi, Lappanum, cit.

[4] Ibidem.

[5] Sul significato di motta cfr. M. Iusi, Le motte. Prime considerazioni sugli insediamenti calabresi, «Filologia Antica e Moderna»,        XIII (24), 2003, pp. 11-26; M. Iusi, Le motte in Calabria. Nuove considerazioni e un primo catalogo, «Filologia Antica e Moderna», XIV (26), 2004, pp. 5-23.

[6] Sul cambio del nome del villaggio di Altavilla si rinvia a prossime pubblicazioni dello stesso autore, riguardanti in particolare lo stesso toponimo e in generale la storia di Lappano.

[7] M. Iusi, Una motta in Calabria: Corno, «Filologia Antica e Moderna», XIV (27), 2004, pp. 5-23.

[8] Dall’elaborazione in chiave moderna dell’antico sigillo della bagliva deriva il gonfalone del comune di Lappano. La relazione storico-araldica che accompagna l’adozione del gonfalone del Comune di Lappano è stata elaborata da Maggiorino Iusi e depositata presso lo stesso Comune. È possibile consultarla di seguito a questa scheda storica sotto la voce “Gonfalone” .

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